Nel simulacro del Teatro Nuovo dei Quartieri Spagnoli, fondato nel 1723, risorto dall’oblio nel 1985 dopo due incendi distruttivi (l’uno del 1861 e l’altro del 1934), è stato presentato, il 29 e 30 giugno, un’ottimo lavoro teatrale dal titolo “Mar”.

Nelle note di apertura della scena: le luci radenti, le quinte e il fondale nero.

Il silenzio antagonista dell’attesa.

Sul palco i pochi elementi della scenografia, sedie e tavolini, hanno un motivo simbolico per giacere capovolti, o sui fianchi, come galleggianti sull’increspo  immaginario  di schiumose onde marine; è il mare il tema della poesia e del rimpianto nella memoria.

Il suono della fisarmonica è una melodia della nostalgia; è l’interprete tra note e canto ad evocare il preludio di percorsi desertici, e della lontana visione del mare, persa e irraggiungibile, e che solo il volo ideale, librato nel sogno e nella metafora, può richiamare.

La Bolivia non ha il mare, perduto nella disputa di una guerra civile fratricida, la “Guerra del Pacifico”  (1874-1884), detta anche del salnitro, ogni boliviano ancora ne invoca l’appartenenza geografica e l’identità nazionale.

Gl’ interpreti in “Mar” sono i tre figli, due fratelli e una sorella,  di una madre morente, e devono esaudire il suo ultimo desiderio di volere raggiungere il mare, attraversare le montagne e guardare l’orizzonte e sentirne l’odore, ma tutto è sospeso nel cammino del sacrificio e dell’impossibile e nel tragitto doloroso “i morti pesano più dei vivi”.

Non mancano, in questa drammaturgia, i colori accesi di costumi e suoni di strumenti a fiato, una vaga, episodica, vicinanza alla commedia dell’arte, che sono di genesi a un movimento coreografico e mimico degli attori, ricercato nell’equilibrio di gesti e di una composizione ritmata e composta, fino a raggiungere l’essenza di stati d’animo, anche vivaci ed ironici, con stacchi verso attuali contenuti sociali (vedi la scena di  protesta dei pensionati).

Bello il momento creativo di un  linguaggio materico fatto di carta leggera, azzurra, di gioco che evoluziona sulla scena, nel passaggio tra vuoti e volute, manipolata con bravura ed originalità dagli attori; “e se il mare non è nulla, fosse di carta, un foglio, una metafora”.

Il mare segna la partenza e il ritorno, nel “tradere” il rigore di ritrovare ciò che ci appartiene nelle radici e nelle identità, per questo la Bolivia ne invoca la storia e il ritorno.

Bravi gli attori.

 

Creazione collettiva del Teatro de los Andes e Aristides Vargas

Attori Lucas  Achirico, Gonzalo Callejas, Alice Guimaraes

Musica Lucas Achirico

Scenografia Gonzalo Callejas

Costumi Alice Guimares

Tecnico luci e suono Alejandro Bustamante

Direzione Attori Maria Del Rosario Frances

Testo e direzione Aristides Vargas

Assistente di direzione Alice Guimaraes – Gonzalo Callejas

Traduzione Silvia Raccampo

Organizzazione generale Giampaolo Nalli

 

Dopo le rappresentazioni teatrali, a Napoli, la compagnia sarà in residenza, dal 4 al 15 luglio, a Santa Croce del Sannio per lavorare  con gli abitanti del paese e dare vita a un evento pubblico dal titolo “Dalle Ande agli Appennini, La pace – ieri, oggi e sempre “.

 

Giuseppe Crescitelli