Un poliedrico Marco Baliani, nello scenario mozzafiato della Terrazza di Castel Sant’Elmo, ha dedicato un suo scritto inedito alla città di Napoli: “L’ultimo tuffo di Pulcinella”, andato in scena il 22 giugno e in replica il 23. Con l’accompagnamento musicale, rigorosamente dal vivo, del sax di Sergio Maglietta, l’attore e regista piemontese riesce a descrivere una Napoli in evoluzione che fa da sfondo alla sua personalissima avventura amorosa.

L’Ultimo tuffo di Pulcinella – Come un novello Don Giovanni, Baliani si invaghisce della bella e misteriosa Cloti, mentre intorno a lui si svolge la vita frenetica e folcloristica della città. Una Napoli però diversa da quella dell’immaginario popolare, dove agli scugnizzi di Curzio Malaparte e di Sciuscià subentrano piccoli criminali bulimici, ingordi e avidi, con la musica di un sax onnipresente che riempie le strade, mentre fanno capolino uomini di colore. Anche l’onnipresente sole, sta lasciando il posto al buio della sera, con la notte scura che scende su Napoli. Una trasformazione profonda, che lascia presagire un’epifania quanto mai inaspettata. Preannuncio di tale rivelazione è l’incontro con un vecchio canuto “con i capelli alla Giulio Cesare”, un emissario di Cloti, che si offre di condurre l’innamorato dalla donna tanto desiderata.

Seppur sia stupito ed inquieto, Baliani segue la sua guida fino alla suggestiva location di Castel Sant’Elmo, termine ultimo dell’avventura amorosa. Lì, in cima, Cloti aspetta l’uomo, che assiste impotente alla rivelazione: uomini di colore, con una cappa bianca, saltano nel vuoto, imitando il volo dei gabbiani. Tra lo sconcerto dell’uomo e l’indifferenza della donna, moderni pulcinella sono costretti ad abbandonare Napoli, a riversarsi nel mare che li trasporterà lontano. Forse per sempre. Cloti prima di sparire, lascia il suo messaggio all’uomo: “Tutto quello che hai visto raccontalo”. Il suono del sax accompagna Baliani che fa ritorno al suo domicilio a Montecalvario, non prima di essersi imbattuto in un cagnetto tanto rabbioso quanto impotente. Una struggente e melanconica dedica velata di pessimismo che non può lasciare indifferenti, ma che spinge ad una riflessione sulla Napoli che viviamo.

 

 

Antonio Ianuale