Un allestimento scenico minimo: un tavolo, una scrivania con il computer, un appendiabiti ed alcuni indumenti appesi. Questa la messa in scena di LOVE/HATE, lo spettacolo inaugurale della sezione “Osservatorio” del Napoli Teatro Festival diretto da Ruggiero Cappuccio, tra l’altro presente tra il pubblico in sala.

Ispirato al saggio omonimo di David Foster Wallace, che celebra con la metafora del tennis, la vita, l’incontro con l’altro e la lotta contro se stessi, l’opera, rappresentata nel meraviglioso scenario all’aperto del Cortile delle Carrozze di Palazzo Reale, è ottimamente diretta e interpretata da Anna Dego e Alessandro Mor, con il disegno luci di Stefano Mazzanti.

Attraverso la singolare elaborazione musicale di Carlo Dall’Asta, che gioca tra i vari generi, dalla musica classica, al  pop, al rock e alla tecno, un uomo e una donna inscenano il percorso della loro vita di coppia con tratti sia drammatici che ironici, ad immagine e somiglianza della coppia standard, stereotipo dei giorni nostri.

Utilizzando il tennis come allegoria, i due interpreti si scontrano più volte sul palco, nel tempo e nello spazio, sia come complici che come avversari, tra paure, sogni, fragilità, passioni, battaglie, indugi, silenzi, pensieri e azioni, e lo fanno soprattutto attraverso balli, giochi e sfide.

Ballano al centro della scena, ballano in coppia, ballano da soli; giocano con dei bossoli di proiettili, giocano con gli abiti, giocano con il computer; si sfidano per il lavoro, si sfidano per la libertà, si sfidano per presunti amanti. La scena, infatti, è protagonista al pari degli attori, in quanto vi è la totale interazione con essa: la nostra interprete ad un certo punto instaura un vero rapporto con il tavolo, lui invece ha una relazione di odio/amore, appunto, con gli abiti di lei che, guarda caso, sono rossi, come a voler rappresentare la passione e la trasgressione.

Una vera e propria lotta tra il controllo ed il lasciarsi andare che sfocia nella rassegnazione della quotidianità data da una vestizione finale dei due interpreti che, “ritornano alla realtà” e si preparano alla giornata lavorativa.

In ultimo, una singolare “intervista” fatta di botta e risposta dagli stessi attori, accenna a una chiave di lettura mirata a chiarire alcuni punti della messa in scena ma mirata anche a comunicare il messaggio che nella vita si va sempre avanti e bisogna giocare sempre fino in fondo.

Monica Todino