La musica Jazz fa da scenografia ad un celebre incontro che segnerà per sempre le vite dei due protagonisti. Nel 1918 durante un ballo del Country Club di Montgomery lo scrittore e sceneggiatore statunitense Francis Scott Fitzgerald conosce Zelda Sayre, anche lei scrittrice. Ben presto si innamorano e si sposano. Ma, tra una festa e l’altra, il matrimonio comincia ad incrinarsi mettendo in evidenza un rapporto sempre più conflittuale; le prime insoddisfazioni lavorative di lui si ripercuotono sulla moglie. Scott Fitzgerald e Zelda rappresentano quella “Generazione Perduta”, definizione che lo scrittore statunitense Ernest Hemingway utilizzò nel suo primo romanzo Fiesta (Il sole risorgerà ancora) per riferirsi ad un gruppo, che raggiunse la maggiore età durante la prima guerra mondiale. Era la gran parte della gioventù americana che, dal 1920 al 1929, reagì allo sgomento della guerra con la libertà dei costumi e che diventò rapidamente depravazione e cinismo, cominciando a vivere in una perpetua vacanza, ritmata dal suono frenetico del jazz. Non a caso nei suoi racconti Fitzgerald la definì “l’età del jazz”.Lo scrittore e la moglie Zelda vengono rievocati in scena come due presenze evanescenti da Alessandra Crocco e Alessandro Miele, che curano anche la drammaturgia e la regia del nuovo spettacolo “Lost Generation”, presentato lo scorso 26 giugno nel Cortile delle Carrozze del Palazzo Reale nell’ambito del Napoli Teatro Festival 2017. Lettere, diari, racconti e romanzi vengono mescolati e incollati sulla scena, secondo la tecnica artistica del collage. Una collezione di momenti di vita, che lo stesso Fitzgerald annotava nei suoi taccuini. Con le luci di Angelo Piccinni, ogni punto del palco quando viene illuminato diventa un fermo immagine, acquisendo una propria identità storica, nella quale i protagonisti, anche quando sono fisicamente vicini, appaiono psicologicamente sempre più distanti. <<Bolle di sapone, questo facciamo io e te>>, afferma Zelda, per descrivere il difficile rapporto caratterizzato sempre più frequentemente da litigi e incomprensioni. Un rumore improvviso e l’annuncio alla radio avvertono sulla scena del crac della borsa di Wall Street; è la grande crisi del ’29. La depressione di Scott e la schizofrenia di Zelda, che viene ricoverata in una clinica, sono i riflessi di un inevitabile mutamento storico. L’aspettativa di vivere eternamente giovani è delusa da un mondo che è cambiato e da un amore di cui si è perso le tracce. L’età spensierata del jazz è lontana, forse non è mai esistita.
Elena Paoletti


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