Uno spettacolo intenso e traboccante di espressività quello andato in scena nella chiesa di Donnaregina Nuova del Museo Diocesano di Napoli l’11 e il 12 luglio. Una cornice suggestiva per un dramma corale incentrato su una storia d’amore tragica e dagli strascichi dolorosi, tra i marmi barocchi e gli stucchi dorati delle cappelle antiche, circondate da affreschi secenteschi d’ispirazione sacra. Un assassinio il cui frutto è stato, insieme al dolore, la nascita della famigerata Cappella di Sansevero, legata alla figura del principe Raimondo di Sangro, e di cui una discendente, Beatrice Cecaro, ha ricostruito le origini nell’omonimo libro da cui è tratto lo spettacolo. Le atmosfere cupe della Cappella sono ricalcate dalla messinscena di Riccardo De Luca, anche autore del testo teatrale, e dalle interpretazioni di Antonella Romano e Annalisa Renzulli, centrali nei panni, rispettivamente, di Adriana Carafa della Spina e Maria Maddalena Carafa, Lucrezia Delli Veneri nei panni di Maria d’Avalos, lo stesso Riccardo De Luca a impersonare Torquato Tasso, Tina Femiano, Gino Grossi, Francesco Marino, Salvatore Veneruso, e naturalmente l’ottimo Mimmo Borrelli a dare corpo a uno spietato e crudele Gesualdo da Venosa.
La vicenda è quella sfortunata dell’amore tra Maria d’Avalos, moglie del celebre musicista napoletano Gesualdo da Venosa, compositore di madrigali e musica sacra, vissuto a cavallo tra XVI e XVII secolo, e Fabrizio Carafa, sposato invece a Maria Maddalena, amanti passionali e disperati che troveranno la morte nel palazzo di Gesualdo, una volta che egli avrà scoperto il tradimento e si sarà vendicato con la peggiore delle furie. La notizia della morte di Fabrizio viene accolta con dolore e disperazione dalla madre Adriana, progenitrice della stirpe dei Sansevero, e dalla moglie Maria Maddalena. La prima, “madre di pietà”, appunto, reagirà allo strazio facendo appello alla sua forza, speranza e fiducia nella fede, adoperandosi attivamente per salvare Fabrizio dall’inferno e permettergli, almeno, di accedere al Purgatorio; la seconda, lacerata dai sensi di colpa e distrutta nel profondo dalla perdita del marito, attraverserà uno stato di prostrazione, rinuncia, follia violenta e mortificazione di sé, arrivando soltanto alla fine, una volta ottenuta la salvezza dell’anima di Fabrizio e grazie al sostegno amoroso di Adriana, a risollevarsi, accettare il destino che le è toccato e trovare pace e misericordia.
Uno spettacolo immerso nella storia ma dalla colonna sonora moderna, curiosamente, incentrato sui temi della pietà e della misericordia umana nonché sulla riscoperta di una storia rimasta avvolta da un’aura di leggenda e dai contorni vaghi ma che, con una toccante prova di espressività e grinta da parte degli attori, riesce a rivivere e a impressionarci dall’inizio alla fine.
Annachiara Pierleoni


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