Si è aperta in modo straordinario la Sezione Internazionale dell’undicesima edizione del Napoli Teatro Festival Italia con la lettura de L’Amant, capolavoro della scrittrice francese Marguerite Duras che nel 1984, anno della pubblicazione, le valse il prestigioso Premio Goncourt. A rendere magica l’atmosfera è la location dall’acustica perfetta del Teatro San Carlo di Napoli che per l’occasione ha offerto il suo palcoscenico alla francese Isabelle Huppert, una tra le attrici più premiate della storia del cinema. Dopo il suo ingresso, su uno sfondo fatto di tinte pastello sfumate e di qualche cambio di colore che offre l’idea degli interni, la Huppert si siede momentaneamente su una poltrona che insieme ad un leggio costituiscono i soli elementi di scena presenti sul palco. Ma non serve altro artificio per entrare subito nel romanzo della Duras, traghettati, come la protagonista attraverso il delta del Mekong, dalle parole sussurrate, ringhiate, soffocate e commosse dell’attrice francese. Camminando e a tratti accennando delicati movimenti di danza, durante i brevi intervalli musicali, con il suo vestito bianco e le sue scarpe alte dorate, mise preferita dalla Marguerite del best seller, Isabelle Huppert riporta in vita, sulla scia dei Readings dickensiani, la povera ragazza francese di quindici anni e la sua storia con il ricco ereditiere cinese incontrato sul Mekong, nell’Indocina del 1930. La lecture offre al pubblico la possibilità di immergersi di nuovo nel romanzo e di abbandonarsi al riso e alla commozione ascoltando la storia di un amore proibito non solo per la giovane età della ragazza, di dodici anni più piccola dell’uomo, che la definiva la “sua bambina” nei passionali pomeriggi d’amore, alla ricerca disperata di un affetto che poteva essere solo clandestino, ma anche per le convenzioni vigenti in una società che non ignorava la differenza di razza e di ceto. La diva francese riesce a rendere la misura di quella diversità che è attrazione ma anche dolore e causa della consapevole sconfitta di un amore impossibile ma indimenticabile, che solo nel sogno di scrivere della protagonista trova la sua perdurante salvezza. Con la sua performance la Huppert porta sul palco del massimo napoletano l’esperienza mascherata, dissimulata e straziante di un’esistenza intera ed impersona con immenso talento la giovanissima ragazza bianca e la Duras che si cela dietro le pagine del romanzo, intrise della sua giovinezza indocinese, unendo insieme due tempi della realtà artistica: il passato della scrittura ed il presente del teatro.

LORENZA CUOMO
Master in drammaturgia
Università degli Studi “Federico II”