I Giochi olimpici sono, sin dalla prima edizione del 1896 ad Atene, sinonimo di partecipazione e uguaglianza; una competizione, certamente, ma sempre avvolta nei valori di condivisione e fratellanza così come il vero e puro concetto di sport richiede.
Un concetto che venne drasticamente stravolto da Hitler e Goebbels che decisero di trasformare l’edizione berlinese del 1936 nella più alta celebrazione della razza ariana.
Una storia di sport e guerra che ha sicuramente lasciato un indelebile segno nell’immaginario collettivo.
L’intento del Cancelliere tedesco, infatti, era quello di servirsi dei Giochi olimpici come strumento di propaganda sfruttando la novità della diretta televisiva che assunse un ruolo fondamentale nel processo di nazificazione insieme al cinema, altro efficace medium utilizzato dal regime, che celebrò l’evento con quello che è probabilmente il più importante film olimpico mai prodotto: Olympia. E sono proprio le immagini della famosa regista Leni Riefenstahl a fare da sfondo al racconto portato sul palco del Napoli Teatro Festival Italia da Federico Buffa, che il giornalista Aldo Grasso definisce “narratore straordinario, capace di fare vera cultura, cioè di stabilire collegamenti, creare connessioni, aprire digressioni”.
Lo scenario che si presenta ai tedeschi, però, non è quello previsto: molte, infatti, le iniziative di boicottaggio che si susseguirono in seguito al divieto di partecipazione per i tedeschi di origine ebrea e rom. La Spagna e l’Unione Sovietica rifiutarono di partecipare alla manifestazione e addirittura a New York e a Barcellona vennero organizzate delle contro-olimpiadi in contemporanea con lo svolgimento di quelle ufficiali, anche se quella spagnola, denominata “Olimpiade popolare”, venne annullata a causa dello scoppio della guerra civile spagnola.
La celebrazione dell’antisemitismo si trasformò, dunque, nell’esaltazione dell’uguaglianza tra popoli, grazie anche agli atleti che di quei giochi, e non solo, hanno fatto la storia: Cornelius Jonshon e Dave Albritton, due atleti neri che già il primo giorno di gara riuscirono a guadagnarsi il podio del salto in alto, così come Jesse Owens, vincitore di ben quattro medaglie.
Una narrazione delle tante vicende racchiuse in un unico, controverso, evento, accompagnate dalla rievocativa musica di Alessandro Nidi e Nadio Marenco e dalla voce di Cecilia Gragnani in scena insieme a Buffa che interpreta la parte di Wolgang Fürstner, comandante del villaggio olimpico che si suicidò poco dopo la conclusione dei Giochi di Berlino, a causa dell’introduzione delle leggi di Norimberga, che gli costarono l’esonero dal suo incarico di ufficiale dalle forze armate.
Le Olimpiadi del 1936 è uno spettacolo che mescola linguaggi diversi per ottenere una narrazione impegnata e emozionale, ma senza ignorare gli accenti tragicomici.
Lo spettacolo sarà di scena a Napoli, presso il Teatro di San Carlo, il 20 e 23 Giugno alle ore 23, e, nell’ambito del Region Fest, il 21 Giugno alle ore 21 al Teatro Verdi di Salerno, il 22 Giugno alle ore 21 al Teatro Comunale Gesualdo di Avellino e infine doppio appuntamento il 24 e 25 Giugno alle ore 21 presso il Teatro Comunale di Caserta.


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