È la notte del 1° maggio e un gruppo di esponenti del mondo culturale cileno è riunito per festeggiare il padrone di casa, da poco eletto ministro della cultura. Ciò che non sanno ancora, ma sapranno nel corso di una vertiginosa notte, è che Benito, il neoeletto ministro, ha deciso di ribaltare la sua visione politica e sociale, e rifiutare, di conseguenza, il paradigma classista e disegualitario sul quale i governi, il mercato e gli artisti stessi hanno ipocritamente costruito il nuovo significato dell’arte e della cultura.

La Dictatura de lo cool, lo spettacolo presentato al Mercadante, mercoledì 13 e giovedì 14 luglio, dalla compagnia cilena La Re-sentida e dal regista Marco Layera, si pone come una riflessione critica sullo stile di vita dell’Occidente ricco, ma anche come un attacco (in forma di provocazione) alla classe dei “bobos”, contrazione di borghesi-bohèmes, anticonformisti e conformisti allo stesso tempo, intellettuali che accettano e giustificano pienamente il capitalismo e le sue conseguenze, pur nascondendosi dietro il velo sottilissimo dei vecchi valori della contro-cultura, un velo fatto di intenti di rivolta sociale e pseudo-umanesimo.

La scrittura punta su un sarcasmo feroce, ottenendo dalla platea un divertimento quasi isterico, nevrotico, perché in fondo è inutile credere che la critica della compagnia cilena non sia rivolta anche (e soprattutto) allo spettatore. Tutto è realizzato con uno sforzo di contaminazione tra linguaggio teatrale e cinematografico, più spesso televisivo, con una videocamera che insegue gli attori in deliranti primi piani e ci immerge nelle frenetiche scene di festa a base di droga e alcool.

A questo si aggiunge l’intento di desacralizzare l’evento teatrale, e lo stesso spazio scenico, il quale si allarga verso la platea (dalla quale Benito lancia frutta marcia contro i cartelli di protesta sollevati sul palco) e verso l’esterno (dove i protagonisti, seguiti ancora da una videocamera, prendono parte ai festeggiamenti del 1° maggio, ormai divenuti una vera rivolta civile).

Gli attori della compagnia sono straordinari nel restituire una recitazione violenta e rabbiosa. Loro sono Carolina Palacios, Benjamin Westfall, Carolina de la Maza, Diego Acuña, Pedro Muñoz e Benjamín Cortés.

Parlare, dunque, della classe intellettuale dei bobos, nelle intenzioni della compagnia cilena, vuol dire anche “definire la nostra epoca”, un’epoca “fredda e indolente” che ci fornisce una comoda e sicura posizione nel mondo, dalla quale ci è permesso autodefinirci “sensibili e impegnati socialmente” senza mai prendere realmente parte ai giochi. E il dolore e la violenza del mondo restano lontani, possibilmente dietro uno schermo LCD.

 

Francesco Ferrara