Una dedica a Napoli non poteva non elevarsi dal luogo che, per eccellenza, permette allo sguardo del visitatore di abbracciare la città nella sua commovente bellezza: Castel Sant’Elmo, con l’appassionato accompagnamento musicale di Enzo Gragnaniello, che ci ha trasportato, lettura dopo lettura, nei ritmi, nei suoni, negli scorci che tutti abbiamo ammirato, camminando per le strade della città. Sono richiami orientali sapientemente dosati e intessuti con la cultura partenopea, lenti, un po’ trascinati, meditabondi.
La città di Pino Daniele: Rubini-Gragnaniello a S.Elmo. Napoli è stata raccontata, con la voce di Sergio Rubini, da testi autobiografici di Pino Daniele, scanditi da passi tratti da Benedetto Croce e Pier Paolo Pasolini: dal passato all’età contemporanea, un percorso che testimonia come lo spirito napoletano sia sostanzialmente passato incolume attraverso il tempo.
Le minuziose descrizioni che Pino Daniele fa dei luoghi della sua infanzia, della Napoli dei vicoli, dei personaggi del quartiere, del “munaciello” di casa sua, delle due “zie” che lo hanno allevato, del mare senza il quale egli non riesce ad immaginare la sua vita e del formicolio alla mano destra, che si acquieta solo quando si siede a scrivere le sue memorie, sono una sapiente entrée, una chiave d’accesso in un mondo con un linguaggio tutto personale e tuttavia così universale.
Tra un napoletano e la sua città esiste un rapporto d’amore viscerale, al punto tale che, per un artista, diventa impellenza pura raccontare i luoghi delle sue radici, e non la città, ma la “sua” città, dunque, “quel” vicolo, “quelle” case, “quei” volti che lo hanno visto crescere. Su ogni cosa sovrasta il mare di Napoli, perché questa città e, di conseguenza i suoi abitanti, sono un tutt’uno con il mare: luogo di scambi, fonte di ispirazione, pericolo e salvezza, fonte di cultura atavica e progresso. E come parlare di Napoli senza parlare anche dei suoi contrasti? Lo sguardo dolce-amaro di un napoletano sa bene come affrontare la questione. In una fusione di arte e cultura, di cultura elevata e popolare, di sorriso e lacrime, viene riproposta, alla fine, la definizione crociana di una Napoli “paradiso abitato da diavoli”. Spesso, a prova del fatto che in questa terra cultura alta e bassa siano indissolubilmente legate, qualche anziano definisce ancora Napoli come una terra “benedetta da Dio e maledetta dagli uomini”.
Paola Cascone


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