Rincorrere un sogno per un’intera vita, dai contorni ora netti, ora sfuggenti, perseguire la bellezza come ideale, da raggiungere nell’ebbrezza di un volo, di un’impresa, chiedere molto, forse troppo a se stessi con la paura e la certezza di sprofondare: sono questi i temi de Il funambolo, spettacolo andato in onda dal 30 giugno al 2 luglio al Teatro Sannazzaro, per la regia di Daniele Salvo. Tratto da uno dei testi teatrali più conosciuti dello scrittore francese Jean Genet, l’opera è dedicata a un vero artista del circo, il giovane algerino Abdallah Bentaga, che lo scrittore incontrò nel 1956 e a cui si legò conducendolo in un lungo viaggio per l’Europa, nel corso del quale, da acrobata che era, si intestardì nel voler fare di lui un funambolo.

Un rapporto che sulla scena è mostrato come difficile e tormentato, ricreato dagli interpreti Andrea Giordana e Giuseppe Zeno, con il ragazzo che cercherà di fare qualunque cosa pur di guadagnarsi l’affetto e la considerazione di un uomo che ritiene un padre, allenandosi fino allo sfinimento, ma con risultati inferiori alle aspettative di Genet, che vede in lui soltanto un suo alter ego, su cui investire energie e ambizioni, adorandone l’immagine ma senza mai ricompensarlo davvero, causandone la depressione e il senso di fallimento, che porterà il giovane al suicidio nel 1964.

Suggestivo lo spazio teatrale e la messinscena, che vede gli attori danzare a pochi passi dal pubblico sulla platea circolare del teatro, mentre sullo schermo al di sopra del palcoscenico appaiono immagini che richiamano il senso e la progressione inesorabile della storia, come le gocce di pioggia di cui ascoltiamo anche il rumore, alternate a visioni spettrali che emergono come da uno specchio, oggetti, volti, corpi, come quello dello stesso Genet. Canzoni d’amore francesi a introdurre e accompagnare i momenti più salienti dello spettacolo, un filo vero su cui cammina un vero funambolo tra gli attori, Valentin, a lasciare con il fiato sospeso, un violino bianco suonato da Abdallah al suo entrare in scena, quasi a volerci dare l’idea della purezza e del candore di un’arte e della bellezza che contiene. Irraggiungibile per chiunque non abbia il coraggio, la forza e la follia di affrontare il vuoto.

 

Annachiara Pierleoni