Non basta mettere in scena Shakespeare per capirlo. È proprio partendo da questa visione che il Teatro Bellini di Napoli si rifà il trucco e con il progetto “Glob(e)al Shakespeare”, di Gabriele Russo, cambia forma e dimensione per rintracciare quell’atmosfera tardo cinquecentesca in cui il Bardo con la sua compagnia mise in scena molti dei suoi sempiterni capolavori. Divelte le poltrone, ridotte in minima parte a panche, la scena del Bellini si presenta come un’onda aggettante verso il pubblico, un palco “apron stage” o così detto a grembiule, che si apre sulla platea.

Ieri con il primo dei tre giorni dedicati a Shakespeare è andato in scena “Giulio Cesare – Uccidere il Tiranno” riscrittura originale di Fabrizio Sinisi e regia di Andrea de Rosa che, del testo scritto dal Bardo intorno al 1599, ha preferito estrarne l’aspetto politico.

Sulla scena, in abiti militari, i congiurati Casca (Nicola Ciaffoni), Cassio (Danile Russo) e Bruto (Isacco Venturini) si agitano, mentre come dei vermi escono da tre fosse, loro rifugio e  loro tomba. Benché vivi, le loro vite hanno meno significato del cadavere di Giulio Cesare, i loro slogan pro repubblica valgono meno del silenzio del popolo romano.

Cesare è più di un uomo e mentre i tre continuano a dilaniarsi l’anima su quanto sia giusto uccidere il tiranno, un uomo (Rosario Tedesco), sulla scena, continua imperturbabile a spalare muchi di terra fuoriuscita dal corpo di Cesare (un enorme sacco nero appeso al centro della scena). Il corpo di Cesare è un tutt’uno con il territorio romano. Anche l’inverosimile e poco riuscita messa in scena della battaglia di Filippi ( 42 a.c.), in stile telecronaca sportiva del Super Bowl, si conclude con l’ennesima vittoria dell’ormai redivivo Cesare e con la morte di due congiurati. Stessa sorte toccherà anche al terzo: Bruto sarà sepolto con la stessa terra che fu il corpo di Cesare e il suolo di Roma.

Gli incontri con il teatro di Shakespeariano continuano nella stessa giornata alle 20:00 con “Otello” a, seguire, “Racconto D’inverno”. Il giorno successivo, alla stessa ora, sarà la volta di “Tito” con, a seguire, “Le Allegre comari di Windsor”.

Giovanni Negri