Una commedia che all’inizio sembra un giallo, quella andata in scena al Teatro Nuovo per il Napoli Teatro Festival 2018, su testo e per la regia di Fortunato Calvino, interpreti Antonella Morea e Gino Rivieccio. Con Gloria, un’attrice ritiratasi da lungo tempo dalle scene, che inseguendo il suo gatto finisce in casa di Manuele, il vicino, riverso sul pavimento dopo un’aggressione. Ma poi la pièce si evolve in un confronto serrato tra i due, ognuno confinato nelle sue paure, nelle sue diffidenze. L’agorafobia di Manuele, incapace di amare di nuovo dopo la perdita del compagno di una vita e che si rifugia in incontri occasionali, mercenari, e quella di Gloria, che non ha mai amato e che si aggrappa tenacemente alle foto, articoli e recensioni di una carriera che fu. Proprio la perdita casuale di alcune foto sblocca la protagonista che, superati i pregiudizi, propone a Manuele addirittura di fuggire insieme. Ma i dubbi evocati fin dall’inizio dal nome del gatto, Amleto, non permettono a Manuele di accettare. Così l’uomo si ritrova ad aspettare a casa, di nuovo solo, più solo di prima, una telefonata che le dia notizia di Gloria, ormai via da mesi. Saranno i sempre invocati e temuti, avidi, nipoti a farsi vivi, preannunciando la fine tanto temuta dalla protagonista: casa di cura, ospizio, quasi come naturale, crudele, epilogo di una vita egoista ed egocentrica. E per Maurizio la storia pare ripetersi: dover aspettare in un corridoio d’ospedale mentre la vita delle persone a cui tiene si spegne lenta. Ma Maurizio stavolta non ci sta, ha già le valigie pronte, in un finale alla Harolde e Maud. Poco prima, in un sogno tormentato, l’ha rivista, Gloria, in alto, su una scalinata, come la sua omonima in Viale del Tramonto e l’ha trovata tragica, forte, ancora bellissima. “Mentre ti aspetto, vivo”, gli aveva scritto il suo compagno, tra Leopardi e Mengoni, in un mix di riferimenti tra alto e basso, con il nume tutelare di Pasolini sopra tutto e tutti, per scuoterlo dalla sua apatia, dall’ignavia di notti brave finite a ritrovarsi addormentati vestiti, per non segnare il passo tra giornate uguali. Ora Manuele è pronto, grazie a Gloria. Anche fuoriscena si continua a recitare, si continua a vivere.
Roberto Colantonio
Master in Drammaturgia e cinematografia – Università degli Studi di Napoli Federico II


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