Franco Battiato ha inaugurato il Napoli Teatro Festival 2017 con un concerto in Piazza del Plebiscito. La sua storia musicale attraversa quasi cinquanta anni della nostra vita: dai primi anni settanta, giovanissimo, nei quali partecipa ai movimenti sperimentali europei e pubblica i primi dischi (Fetus, Pollution), raggiunse la notorietà solo una decina di anni dopo, con l’ album La voce del padrone. Di successo in successo la sua produzione arriva ai nostri giorni, raggiungendo e coinvolgendo un pubblico variegato per età e gusto. Compositore e cantautore poliedrico, un unicum nel panorama italiano, raffinatissimo autore di musica sinfonica, etnica, pop, il siciliano Battiato ha una scrittura mai banale, immediata eppure evocativa, che strizza l’occhio a suggestioni orientali; di grande successo anche tre dischi di cover da lui interpretati. Non si contano le collaborazioni, da Giusto Pio ad Alice, dal filosofo Manlio Sgalambro ad alcune tra le più prestigiose ensemble sinfoniche europee. Per il concerto di Napoli Battiato sceglie una giacca color salmone e si accomoda su una poltrona a centro palco. Alle sue spalle prende posto la Symphony Orchestra e, ancora dietro, la Electric Band; fa da fondale uno schermo sul quale vengono proiettate per tutta la durata del concerto immagini scattate da Antonio Biasiucci. Introdotta dal Direttore del Napoli Teatro Festival, Ruggero Cappuccio, e dal Presidente della Regione, Vincenzo De Luca, la serata inizia con la lettura di Imma Villa tratta dai “Canti lungo la fuga” della Bauchman; L’ era del cinghiale bianco, Up patriots to arms , No time no space e Shock in my town danno inizio allo show musicale, stabilendo un immediato feeling con il folto pubblico presente. Dopo la lettura di Mimmo Borrelli (Libro secondo: dalla sapienza poetica, di G.B. Vico) il concerto prosegue, tra le altre canzoni povera patria (tra le più applaudite dell’intero concerto) e la canzone dei vecchi amanti. La lettura di Addio al mezzogiorno, di Auden, interpretata da un applauditissimo Fabrizio Gifuni, introduce la parte finale del concerto; Battiato, dopo aver lasciato tutti interdetti affermando che non avrebbe voluto cantarla, si alza ed intona la cura, poi scatena la platea con cuccurucucu, centro di gravità permanente, voglio vederti danzare. Tre i bis: era di maggio, e ti vengo a cercare, stranizza d’ amuri; stremato, lascia il palco promettendo: “Ci rivedremo”. Un gran bel concerto, con un pubblico di ogni età, dagli studenti universitari alle persone adulte, che insieme ballano e saltano quando la band accompagna Battiato con sonorità anni ’90, ed insieme si abbraccia ed intona in coro le canzoni più dolci, la canzone dei vecchi amanti, la stagione dell’amore, la cura, era di maggio, accompagnate dalla sola orchestra o dal pianoforte, ed illumina magicamente Piazza del Plebiscito con i telefonini, moderni sostituti degli accendini.

Domenico Davolos