È da sola sul palcoscenico, Ermanna Montanari, nello spettacolo fedeli d’Amore, in scena al teatro Sannazaro per il Ntfi. L’attrice, co-regista assieme a Marco Martinelli, ideatore della pièce, ha mostrato tutto il suo talento concentrando le energie nel suo punto di forza, la voce, accompagnata da pochi e mirati gesti. Nonostante la scrittura delle scene e la regia siano state congegnate in modo molto meticoloso, la rappresentazione non avrebbe certamente avuto lo stesso sapore senza la sua interpretazione.
Attraverso una scrittura “corsara”, Marco Martinelli lascia che la sua musa narri le contraddizioni dei giorni nostri, dalla ricchezza mondiale concentrata nelle mani di pochi eletti a causa delle speculazioni finanziarie, alla conseguente guerra tra poveri, utilizzando come modello Dante Alighieri che, in seguito alla condanna al rogo, trascorse a Ravenna gli ultimi anni della sua vita, morendo poi di malaria.
Sette “quadri”, la nebbia, un diavolo, un demone, un asino, la figlia Antonia, l’Italia che scalcia se stessa e la fine che non è una fine, faranno parlare il malato e delirante scrittore, scandagliando la sua interiorità e strappandogli dalle viscere i pensieri più reconditi, quelli a noi più vicini nonostante concepiti nel medioevo.
La scenografia essenzialmente spoglia, fatta eccezione per un leggio e un’impalcatura di metallo, ben si adatta al cupo effetto del palcoscenico, che trasmette allo spettatore la giusta angoscia per riflettere sulle tematiche trattate. Contrariamente, le proiezioni sullo sfondo conferiscono allo spettacolo un effetto quasi psichedelico, che all’apparenza vivacizza l’atmosfera, in realtà ancor più immalinconita da luci fredde e diapositive che ritraggono momenti di una quotidianità ai più estranea. Come una seconda pelle, le musiche aderiscono perfettamente alla recitazione.
La superba interpretazione dell’attrice, inoltre, viene accompagnata con sapienza dalla tromba di Simone Mazzocchi

Paolo Leardi
Master in Drammaturgia e cinematografia – Università degli Studi di Napoli Federico II