DI SILVIA COCURULLO – TERESA MEGALE
PREFAZIONE DI RUGGERO CAPPUCCIO
Nei depositi del Museo di San Martino di Napoli esiste una rara e cospicua raccolta di cartelloni dipinti su carta, di fondali, striscioni, manifesti di spettacoli, testimonianza della pratica scenica dei teatrini di pupi, fiorente a Napoli soprattutto nell’Ottocento e scomparsa nel secondo dopoguerra.
La raccolta, inedita, costituita da circa 400 pezzi, fa parte del patrimonio del Museo di San Martino ed è appartenuta ad un misterioso pupante attivo a Napoli ancora a metà Novecento, i cui materiali – ferri del mestiere artistico e artigianale, nonché poderosa e compiuta macchina teatrale – furono ritrovati nell’appartamento di un ente pubblico.
I grandi e variopinti cartelloni cartacei, realizzati negli anni Trenta del Novecento, proponevano, in figurazioni simili ad un fumetto senza parole, la sceneggiatura dei cicli di rappresentazioni, assicurando al pubblico pagante una sorta di riassunto delle puntate precedenti, o una anticipazione di quelle successive, catturando attenzione e ingressi del pubblico. La successione delle scene presenti in ognuno dei fogli corrisponde alla narrazione dei relativi testi letterari – Marco Spada, Fra Diavolo, Masaniello, Tore e’ Criscienzo, Guido Santo, Manfredi, La cantata dei pastori, Sette Bellizze, Giovanni della Croce – nei quali i soggetti cavallereschi si affiancano alle Storie napoletane, dette anche Storie di guappi.
Letteratura, ritmo, dinamismo nell’azione scenica dei pupi che si agitavano dinanzi ai cartelloni, uniti al forte pathos veicolato dal pubblico partecipante che usava esprimere vistosamente il proprio coinvolgimento, formavano una colorata sarabanda teatrale, figurativa e linguistica, in cui si mescolano Garibaldi, Fra’ Diavolo, mostri, giganti, Pulcinella, Masaniello, Razzullo, Tore e’ Criscienzo e Zibacchiello, nonché i più svariati e significanti ruoli femminili tra l’ascendenza del melodramma e la forza di una lingua regionale non ancora declassata a dialetto.
Si propongono lo studio di simile straordinario giacimento della cultura teatrale popolare partenopea e la successiva pubblicazione in un volume, di grande formato e di circa 300 pagine a colori.


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