Quel gran pezzo della Desdemona – Tragedia sexy all’italiana è il titolo ammiccante scelto per la pièce teatrale in scena il 12 e il 13 giugno al Teatro Bellini di Napoli.
L’intreccio trae ispirazione dalle note vicende di passione e gelosia raccontate nell’Otello di William Shakespeare: così come il drammaturgo inglese aveva rielaborato la novella di Cinzio – letterato del ‘500 – per dare vita al suo capolavoro, l’autore e regista Luciano Saltarelli coglie l’essenza del racconto tragico per poi rappresentarlo in una veste del tutto nuova e originale.
La storia è collocata nella Milano snob, industrializzata e classista degli anni settanta del ‘900: i personaggi incarnano le pulsioni e le frustrazioni del mondo operaio post-sessantottino, diviso tra lotta di classe – ricorrente il richiamo alle imprese degli anarchici – e aspirazioni borghesi quali il posto fisso e la famiglia.
La protagonista della vicenda è l’ingenua e affascinante Desdemona (Rebecca Furfaro) figlia del proprietario di una inquietante fabbrica di manichini, che si innamora di Moro (Luca Sangiovanni), un imponente operaio alle dipendenze di suo padre. Il giovane, emigrato anni addietro da Napoli e diventato muto a seguito di un atto eroico compiuto sul lavoro, ottiene una promozione che suscita l’invidia di un suo compaesano-collega di nome Jago. Questi semina discordia tra Desdemona e Moro, appena divenuti marito e moglie, inducendo il neo-sposo a credere che sia nata una relazione extra-coniugale tra la donna e uno sciocco operaio di nome Cassiolo (Giampiero Schiano). Divorato dal tarlo della gelosia, Moro decide di lavare con il sangue l’onta che crede di aver subito.
La rappresentazione, caratterizzata dall’avvicendarsi di sketch brillanti che si rifanno ai siparietti della commedia sexy all’italiana, si avvale di un allestimento scenico brioso e suggestivo ad opera dell’ottimo Lino Fiorito. La scenografia che fa da sfondo alle vicissitudini dei personaggi è costituita dal susseguirsi di colorate illustrazioni proiettate su uno “schermo” al centro del palcoscenico. L’utilizzo di musiche originali (Federico Odling) rievocanti le sonorità dei film anni ’70 e lo stratagemma registico di far apparire alcuni personaggi alle spalle del pannello quali silhouette in movimento, consentono di riprodurre le suggestioni del cinema nello spazio teatrale e di stuzzicare l’immaginario erotico degli spettatori senza ricorrere a riferimenti sessuali espliciti.
Un paio di mutandine – non a caso rosse – fa da filo conduttore della storia, diventando prima corpo del reato e poi arma del delitto compiuto da Moro ai danni dell’innocente Desdemona.
Intenso il finale, in cui il pannello viene sollevato per lasciare spazio a una scena onirica in cui Moro, unico superstite, è circondato dagli spettri ormai pacificati degli altri personaggi e intona un canto che annuncia la guarigione dal suo trauma.
Efficace la performance degli attori, spesso interpreti di più ruoli, tra i quali spicca lo stesso regista Luciano Saltarelli (mamma di Moro, Brambilla, Jago e Don Dino) e la versatile Giovanna Giuliani (Emilia, Ludovica e Bianca).
Laura Cascio


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