David è morto. E dopo di lui la sorella Iris. Anche il padre Dario e la madre Cristina sono morti. Ed è morto pure il cantante Alex. Sul palco cinque morti: due figli, due genitori e un cantante pop in crisi creativa. Tutti hanno deciso di suicidarsi. Tutti ci raccontano la loro vita e la loro morte.
Valeria Raimondi ed Enrico Castellani, ovvero la compagnia veronese Babilonia Teatri, tornano al Napoli Teatro Festival Italia per presentare David è morto, martedì 5 e mercoledì 6 luglio, al teatro Sannazaro. Uno spettacolo dalla potenza deflagrante e una conferma sul campo delle motivazioni che accompagnano il Leone d’Argento per l’innovazione teatrale, assegnato quest’anno alla compagnia dalla Biennale di Venezia.
David è morto è la storia di cinque suicidi, dunque, cinque epitaffi di una Spoon River della provincia italiana abbandonata a se stessa, “dove si corre per non sapere quel che si lascia alle spalle e per non vedere quel che c’è attorno”. Ma la morte è anche il pretesto per raccontare un vuoto di senso, un senso di cui i cinque personaggi sono (sono stati) invano alla ricerca. David muore perché non scorge un orizzonte, perché il mondo in cui vive è frantumato e non c’è ormai possibilità di rimetterne insieme i pezzi. Tutto questo è anche il racconto del nostro tempo. E di noi stessi negli anni Duemila.
La musica ha rilevanza drammaturgica. I Blur, i Placebo, la Casta Diva, le musiche originali di Cabeki. Perché in fondo David è morto è il titolo della hit presentata al pubblico da Alex e gli altri, ma anche “il sogno di un musical postumo” che il cantante avrebbe potuto realizzare, un “epitaffio cantato”.
Gli attori sono unici, eccezionali. Attori a cui Enrico Castellani e Valeria Raimondi non hanno chiesto di mostrare la loro tecnica, la loro bravura, ma la loro fame. Di trovare la temperatura, di far schizzare il mercurio. Non di fare bene, ma fare di pancia. Loro sono Filippo Quezel (David), Chiara Bersani (Iris), Alessio Piazza (il padre), Emanuela Villagrossi (la madre) ed Emiliano Brioschi (Alex).
Allora David è morto ci riguarda. Questo è un fatto essenziale. Da capire. Perché lo spettacolo non finisce con gli applausi e le luci spente. Ma continua tornando a casa, tra le faccende quotidiane, per molti giorni ancora, forse per la vita intera. Perché David è morto lascia un germe nel nostro organismo, un germe che cresce, senza limiti, fino a diventare una malattia che ci portiamo dentro, come una bolla enorme, che esplode e ci fa piangere, in un momento qualsiasi, meraviglioso, prima o poi.
Francesco Ferrara


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