Clorinda Andreana: due donne, una storia. La prima, Andreana Basile, sorella del più famoso Giovan Battista – autore del “Cunto de li cunti” – soprannominata la “bella Adriana”, donna di grande avvenenza, era considerata la più bella voce femminile dell’inizio del XVII secolo. Chiamata alla corte dei Gonzaga, dai quali ebbe onori e ricchezze, la sua fama crebbe a dismisura, varcando i confini italiani: Andreana si esibì nei più importanti teatri italiani. Trait d’union con l’altra figura femminile, Clorinda, è Claudio Monteverdi, all’ epoca di Andreana preposto alla cappella dei Gonzaga. Il grande musicista cremonese musicò il combattimento di Tancredi e Clorinda, personaggio della Gerusalemme liberata del Tasso. Clorinda, valentissima guerriera saracena, incendia con Argante la gran torre di assedio dei Crociati a Gerusalemme. Inseguita dai nemici, è uccisa in un duello notturno dal guerriero cristiano Tancredi, che, seppur innamorato di lei, non la riconosce sotto l’armatura. Prima di morire chiede e ottiene da Tancredi il battesimo.
L’ autore e regista Piermario Vescovo intreccia il rapporto tra Monteverdi e la Basile con le trame della Gerusalemme liberata, in particolare dalle sue versioni dialettali, creando uno spettacolo piacevole e delicato.
La rappresentazione ha luogo nella chiesa di Santa Caterina, risalente alla fine del ‛500; la suggestione del luogo è accentuata dall’ illuminazione della platea, affidata a candele. Il palcoscenico è illuminato da potenti fari; i momenti più drammatici sono sottolineati da cambi di luminosità: una violenta luce rossa colora la volta dell’altare sul quale si svolge l’azione, sottolineata da musiche, magistralmente eseguite dal vivo, con tiorbe e chitarra spagnola, da Elisa La Marca e Giovanni Bellini, unico uomo nel cast. La messa in scena, della durata di circa un’ora e mezza, scorre su due registri che si alternano: uno, più serioso, riguarda le vicende di Andreana, impersonata dalla soprano Benedetta Corti, che raffinatamente interpreta musiche del Monteverdi (ma anche “Villanella ca all’acqua vaje”) ripercorse con la lettura di brani dei carteggi tra i Gonzaga e la stessa cantante, ed un registro più rumoroso, allegro, quando si racconta di Clorinda, rappresentata sotto forma di marionetta animata da una mano al suo interno, in napoletano: “guarattella”. Alle storie narrate con le guarattelle non mancano spunti comici e qualche citazione: l’arcangelo Gabriele con la trombetta rinvia alla scena dell’annunciazione della Smorfia; Argante che uccide i cristiani (le cui anime morte vanno in cielo sotto forma di palio come in Stanlio e Ollio) al Philippe Leroy del soldato di ventura con Bud Spencer; il duello tra Argante e Tancredi terminato per sfinimento a sputi e insulti ad un vecchio cartone animato di Tom e Jerry.
Le cinque bravissime interpreti (Arianna Calgaro, Ludovica Castellani, Michela Degano, Marika Tesser, e Antonella Zaggia, che ha costruito le marionette) sono al tempo stesso anime delle guarattelle e loro estensione: l’azione si svolge al di qua del telone che di solito costituisce il teatro delle marionette, e quindi le attrici partecipano con l’espressione del volto e con i movimenti del corpo in maniera molto fisica allo svolgimento della scena, riuscendo efficacemente a rappresentare anche le parti maschili.
Grande apprezzamento da parte del pubblico presente, che chiama più volte alla ribalta gli interpreti.
Domenico Davolos


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