Il 10 e 11 giugno 2015, Ascanio Celestini ha regalato per Dediche alla città di Napoli un inedito sguardo sulla città partenopea. Accompagnato dalle musiche dal vivo del fisarmonicista Gianluca Casadei, l’autore e attore si è fatto carico delle parole e delle emozioni di un padre e una madre della periferia napoletana.

Celestini, Napoli, il mare. L’intervista accorata, a cui Celestini presta la voce, sintetizza un’atroce realtà: la morte di un figlio è contro natura e la sofferenza è proprio questa. Davide Bifulco era un ragazzo altruista che sognava di diventare calciatore, «un calciatore più bravo di Totti». Sognava di sistemare tutti i suoi fratelli e di far vivere la madre da regina. Era un Robin Hood dei poveri e, senza motivo, è stato ucciso da un carabiniere. È una triste storia in cui il dolore si alterna alla rabbia e le parole si fanno flebili, tremanti, sconnesse e ripetitive. «Perché un essere umano ha tolto la vita ad un bambino?».

Non c’è spiegazione. Non c’è ragione.

Colpisce il silenzio del padre-madre-attore. E a esso si somma quello del pubblico. «Se questo è il nostro presente come sarà il nostro domani?». Celestini si interroga e risponde scandendo le parole di Venedikt Erofeev, scrittore contemporaneo da poco defunto: «il nostro domani sarà più luminoso del nostro ieri e del nostro oggi. Ma chi ci garantisce che il nostro dopodomani non sarà peggio del nostro altro ieri?».

Ma Napoli non è solo tragedia. E l’autore racconta di un barbone che ha una sola piccola verità: un libro nella tasca dei pantaloni, gli abiti che indossa e una bottiglia di sambuca scadente. Gira il mondo e, a chi gli chiede da dove viene, risponde «Vengo da Napoli. Dove comincia il mare».

Arriva fin dove il mare si ghiaccia e lì c’è un uomo che non parla la sua lingua.

La comunicazione è in un abbraccio.

La speranza pure.

 

Paola Improda