Un pubblico rapito ha salutato entusiasta le attrici che hanno interpretato Cassandra Festa di Nozze Variazione sul mito n.2, l’opera andata in scena dal 15 al 17 giugno alla Galleria Toledo di Napoli. Laura Angiulli ha curato la drammaturgia e la regia dello spettacolo, attraverso testi di Eschilo, Euripide, Licofrone, fino ad arrivare a Christa Wolf ed Enzo Moscato. Le protagoniste femminili sono Alessandra D’Elia e Caterina Spadaro in condivisione con Maria Pia De Vito che interpreta il canto di Cassandra su musiche di Enrico Cocco.
Tre donne per Cassandra, tre volti di una sola protagonista, poesia e parole, che sgorgano per riportare alla mente il canto tratto fuori dal ventre in un dissonante fluire della coscienza. Buona l’intesa delle tre protagoniste che si alternano per dare voce a Cassandra. È lei, infatti, che narra in prima persona la sua storia. Dal dono della profezia, alla maledizione di non essere ascoltata, al dolore lacerante di presagire la fine di Troia senza poter fare nulla per impedirlo, senza essere creduta da nessuno.
Cassandra è la figlia di Priamo, la più bella delle figlie. Amata da Apollo che, per guadagnare il suo affetto, le concesse il dono della profezia. Cassandra però, appena ottenuto il dono, rifiutò di concedersi a lui. Il dio adirato fece sì che nessuno le credesse, condannandola a restare sempre inascoltata.
La scena è essenziale, niente quinte, niente fondali non un palcoscenico, ma un semplice spazio nudo che mostra il cemento bianco illuminato da luci altrettanto bianche, in contrasto con il nero dei vestiti delle protagoniste. Pochi oggetti sul palco: tre sedute in pietra. Il tutto crea un’atmosfera intensa, che da allo spettatore l’impressione di trovarsi immerso nei ricordi della profetessa.
“Cassandra si sottrae alla massa dolente dell’ampia schiera al femminile – spiega la regista Laura Angiulli – che popola lo scenario offerto dall’ampia famiglia di Priamo e si afferma con controversa personalità̀ in un ruolo che, a ben vedere, è innanzitutto politico. Cassandra osserva lucidamente, penetra la verità̀ dei suoi giorni, mai ripiegata, più̀ che altro furente, e va incontro allo spietato destino di schiava e vittima mentre Troia consuma tra le fiamme la sua dolente epopea.
Olga Marotta


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