A “Galleria Toledo”, in occasione del Napoli Teatro Festival, il 15, 16 e 17 giugno, la riproposizione della celebre tragedia, ad opera di LauraAngiulli, ha testimoniato l’inesauribilità di questo personaggio, le infinite chiavi di lettura cui si presta.
Evidente è la padronanza con la quale Laura Angiulli, donna di teatro, riesce a mettere in piedi un ambizioso collage della scrittura personale (con l’ aiuto ai testi di Enzo Moscato) allegata alle scritture precedenti (teatro di Euripide, Eschilo, Licofrone, Christha Wolf): la drammaturgia è equilibrata e l’adattamento non la inquina.
La protagonista di questa tragedia, Cassandra, è donna, è bella, si dice la più bella tra le figlie di Priamo ma pagherà lo scotto di un amore non corrisposto col triste dono di una preveggenza inascoltata: la parola saggia di Cassandra non verrà mai creduta da nessuno, il che farà si che questa non sia più parola veritiera, quindi priva della capacità di convincere, pregio inestimabile per gli abitanti della polis greca.
La profetessa inascoltata è vittima di uomini senza pudore, tracotanti, come Aiace che non rispetta la sacerdotessa nel tempio stuprandola e come Agamennone che la renderà schiava .
Il rapimento e l’ oltraggio saranno fatali, sia per Agamennone che per Aiace: Agamennone pagherà per aver preso come concubina una vergine, votata al matrimonio con il Dio Apollo, e allo stesso modo pagherà Aiace, che per quanto viene inteso, riesce a violentare Cassandra, nel tempio di Atena venendo così meno al diritto di asilo.
Cassandra è duale: è vittima e vendicatrice, nell’accettazione e nella ribellione, nelle verità e nell’inganno, nell’appartenenza e nell’emarginazione. Ma è anche due volte vittima, nel suo vivere due volte le trame strazianti della propria vita, nel momento in cui se le raffigura e nel momento in cui le rivive con un senso di tragedia acuito dal fatto di sapere già cosa le accadrà.
La duplicità di questa figura è rappresentata dall’Angiulli in maniera visiva: sul palco ci sono due donne che, alternandosi, rivestono appunto il medesimo ruolo. Le interpreti, Alessandra d’Elia e Caterina Spadaro, si distinguono per una grossa partecipazione e compenetrazione nei confronti del personaggio che interpretano. Le due voci, insieme a quella cantata di Maria Pia De Vito, veicolano emozioni forti che arrivano con prepotenza allo spettatore, anche se una conoscenza pregressa dei testi citati renderebbe sicuramente più agevole la ricezione di tali emozioni.
Un elogio, infine, va fatto anche al lavoro sulle luci di Cesare Accetta e sulle scene e i costumi di Rosario Squillace, meditati ed essenziali, mai invadenti, che sono di vitale importanza per le atmosfere.
Filomena Izzo


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