È stato lungo l’applauso alla fine della prima di Bianco su bianco, opera teatrale scritta e diretta da Daniele Finzi Pasca, che è andata in scena al Teatro Nuovo di Napoli, nell’ambito della rassegna Napoli Teatro Festival Italia. Atmosfere surreali, idilliache, suoni, rumori, voci, fruscii, facevano da sfondo ad una clownerie leggera e accogliente. Bianca.
Il Teatro ha accolto gli spettatori a sipario aperto, con un uomo in nero che si muoveva tra scena e proscenio avvitando e svitando le lampadine che facevano parte della magnifica scenografia: il tripudio di luci, a volte accese, altre spente, a volte forti, altre fioche, suggestionava lo spettatore, trasportandolo, di volta in volta, nella dimensione voluta dal regista. I due protagonisti, Ruggiero ed Elena, erano interpretati da due artisti multiformi ed eclettici come Helena Bittencourt e Goos Meeuwsen, che alternavano il recitato in perfetto italiano – nonostante lei sia portoghese e lui danese – a momenti di vera e propria clownerie: sono stati acrobati, giocolieri, comici, musicisti e cantanti. Dal racconto in terza a quello in prima persona, dalle canzoni chitarra e voce, ad acrobazie e capriole, dai momenti di nostalgia a quelli di raffinata comicità, nonostante un piccolo problema tecnico, i due attori sono riusciti a mantenere sempre viva l’attenzione del pubblico, affascinato dalla loro bravura.
Bianco su Bianco – Un sogno ad occhi aperti. La storia è un viaggio nella vita di un uomo, Ruggiero, che, tra tanti dolori e qualche gioia, con un “ti amo”, ha imparato a ridere. Un viaggio fatto di luci, suoni e ricordi. Un viaggio tra gli echi di quei tempi in cui i temporali erano belli. Un ventilatore per soffiare veli sulle labbra di chi stava raccontando una bugia, e una testa d’ippopotamo goffa, causa di un riso profondamente nostalgico. Un vestito di lampadine e una scenografia che acquista un dolce significato. Un dolore. Un lieto fine.
La storia non la vediamo sulla scena, ma la sentiamo, raccontata dai due protagonisti. Finzi Pasca ha scritto che «negli ultimi anni è come se i nostri spettacoli si fossero alimentati con il linguaggio dei sogni. Questa volta invece non chiuderemo gli occhi per trasportarci in possibili viaggi interiori, questa volta resteremo senza dormire per un’intera notte, una notte ad occhi aperti». Ebbene, se era questa la promessa, possiamo dire che è stata mantenuta. Allo sfondo nero, faceva da contrasto il bianco della luce, quello dell’abito di Elena, il bianco dei ricordi e quello di un bicchiere di latte. Il bianco di un sogno ad occhi aperti.
Nicole Esposito


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