Se un turista partenopeo all’estero dice di provenire da Napoli, la prima associazione che si sente proporre non è con la pizza, il caffè o il Vesuvio, ma con Maradona, tale è la simbiosi creatasi tra la città ed il suo idolo argentino, inarrivabile pietra di paragone di chiunque si cimenti con un pallone.
“Il” Napoli vincente della seconda metà degli anni ’80 rappresentò motivo di orgoglio e riscatto per la città, ed ai suoi tifosi offrì finalmente motivo di festeggiare, dopo ottanta anni di mesto digiuno. Maradona per i napoletani “è” il calcio, e non riconoscere la sua grandezza equivale ad un vero e proprio sacrilegio.
Come già alcuni anni addietro avvenuto con il fortunato testo dello stesso autore “Juve Napoli 1-3. La presa di Torino”, Paolo Cresta propone in forma di monologo testi di Maurizio De Giovanni, estratti da “Il resto della settimana”, che raccontano tre episodi di quegli anni. La location è il teatro dell’Accademia di belle arti di Napoli, il pubblico è fatto accomodare su poltroncine poste a semicerchio sul palcoscenico, avendo di fronte la platea.
Il racconto inizia con la presentazione dell’attore, che immagina di essere una guida turistica che accompagna in fugaci visite alla città di Napoli carovane di turisti mordi e fuggi, scesi per poche ore dalle navi di crociera, e sommariamente interessati alla descrizione del classico tour del centro storico. La visita prosegue routinaria, sempre uguale a sé stessa, fino al giorno in cui uno o pochi viaggiatori chiedono di visitare qualcosa che sia “veramente” Napoli, e non solo i classici monumenti. Questi pochi eletti vengono accompagnati in un piccolo bar al centro del centro storico della città, ove è conservato ed esposto al “culto” in un’edicola votiva descritta fin nei minimi particolari architettonici, un capello del divo Maradona. Segue la descrizione del fortunoso rinvenimento della sacra reliquia. Se il visitatore chiede di approfondire la conoscenza di questa devozione, gli vengono raccontati la presentazione di Maradona appena acquistato dal Napoli nel 1984 allo stadio San Paolo (80.000 paganti solo per vedere il calciatore) ed il “goal del secolo”, segnato dall’argentino all’ Inghilterra nei quarti di finale dei mondiali del 1986.
Le storie sono narrate con tale dovizia di particolari che durano il doppio di un tiro nei cartoons di Holly e Benji, ma il pubblico gradisce, godendosi attimo per attimo la rievocazione di quegli esaltanti momenti, ed il ricordo di tempi non ancora tornati, e della propria gioventù.
Al visitatore la guida non lascia che due alternative: scoppiare in una fragorosa risata, ritenendo il tutto futile, o la consapevolezza di essere diventato parte dell’essenza della città che sta visitando.
Lunghi applausi salutano la fine della rappresentazione, con l’interprete che chiama vicino a sé l’autore dei testi e la scultrice che ha ideato l’installazione con la cui descrizione inizia la pièce, entrambi presenti in sala.
Domenico Davolos


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