Le luci soffuse del Cortile d’onore del Palazzo Reale anticipano un evento magico che si compierà a breve dietro un velatino che si scopre dopo poco non essere l’unico. Si trattiene il fiato alla vista di un soprano che canta un’aria della Serva Padrona, rimanendo sospesa nell’aria, e sempre in sospensione le singole parti del voluminoso abito seicentesco che indossa la donna, acquistano identità e si separano da lei, volando verso l’alto. Primo quadro coreografico di “Aria (Arie Barocche nell’aria), una creazione di Emiliano Pellisari e NoGravity Dance Company in programmazione per la sezione Danza del Napoli Teatro Festival il 23 e 24 giugno. I tredici quadri coreografici di Aria celebrano il “teatro delle meraviglie” del barocco italiano. Quest’ultimo ha origine nella “Perspectiva libri sex”, la prima analisi delle leggi della prospettiva del matematico Guidobaldo che spalanca un nuovo mondo di meraviglie a coloro che erano interessati ai problemi della scena. Gli intermezzi tra il tragico e il comico del teatro barocco divennero sempre più l’elemento di attrazione per lo spettacolo fino ad assumere il ruolo di elemento principale o unico, con la rappresentazione di balletti o masques, assorbiti poi dal nuovo genere agli albori, l’Opera. Ma il progetto di Pellisari, che cura sia le coreografie e le musiche con Mariana Porceddu che il disegno luci e le macchine teatrali, non si limita solo a trarre ispirazione al teatro delle meraviglie. Esso si pone una sfida importante: sopprimere la gravità attraverso una perfetta unione di danza, musica e canto. Creando immagini illusionistiche i corpi dei danzatori (Antonella Perazzo, Eva Campanaro, Camilla Gesualdo, Francesco Saverio Cifaldi, Song Nai Long e Giuseppe Liuzzo) si liberano nell’aria in performances acrobatiche e physical theatre fondendosi alla musica barocca del violini (Prisca Amori e Corrado Stocchi), violoncello (Matteo Scarpelli), flauto ed oboe (Carolina Pace), tiorba e chitarrina (Stefano Maiorana) con il canto delle arie del soprano Susanne Bungaard e del sopranista Angelo Bonazzoli, una voce anche tenorile. Dalle arie della Serva padrona di Pergolesi si giunge al ‘diabolico’ Trillo del diavolo di Tartini, passando per l’Orfeo di Monteverdi fino alle celebri pagine strumentali e vocali di Vivaldi e ad alcune rarità del Seicento. Così l’aria, come sottolinea Emiliano Pellisari, non indica più quel miscuglio di azoto e di ossigeno che costituisce l’atmosfera terrestre, ma la voce umana che canta. L’eleganza dei costumi di Daniela Piazza, la fantasia delle coreografie, la poesia della musica e la bellezza del canto fanno di “Aria (Arie barocche nell’aria)” uno spettacolo grandioso e originale, che non smette di stupire fino alla fine: nell’ultimo quadro coreografico i performers ringraziano su un filo in sospensione.
Elena Paoletti


![CTF26_PALADINO_2560x500px[45]](https://campaniateatrofestival.it/wp-content/uploads/2026/05/CTF26_PALADINO_2560x500px45.png)

