È con un entusiasta e lunghissimo applauso che si chiude l’ultima delle tre serate, per questo festival, di Amati Enigmi, diretto e interpretato da un’apprezzatissima Licia Maglietta.
L’artista napoletana ha portato in scena un testo tratto dall’omonimo romanzo di Clotilde Marghieri, dove una notte di Capodanno funge da pretesto per fare i conti con la “grande età” e fare luce sulla vera natura delle cose e delle persone che si sono incontrate e scontrate nel corso della vita. All’apertura del sipario, siamo subito immersi nell’intima atmosfera della coscienza di una donna: la malinconica e familiare voce di un mandolino, magistralmente suonato da Tiziano Palladino, accompagna l’entrata in scena dell’attrice che, a passo di danza, si porta al centro e, confidenzialmente seduta a bordo palco, dà inizio alle sue riflessioni/confessioni. All’imprecisato Jacques, interlocutore assente, la donna si rivolge dandogli del “voi”, com’era abitudine fino a qualche decennio fa, ma questa scelta linguistica si rileva fondamentale in quanto il pronome di cortesia “voi, Jacques”, si apre a una pluralità e diventa “voi del pubblico” così che ogni spettatore viene coinvolto direttamente diventando parte della rappresentazione, si riconosce e condivide le verità nascoste che vengono rilevate nel corso del monologo.
A Licia Maglietta va senz’altro riconosciuto il merito di aver reso fluente e piacevole un testo forse un po’ troppo letterario che avrebbe corso il rischio di risultare tedioso e difficile da sostenere fino alla fine con un solo attore in scena. Punto di forza che ha contribuito all’ottima riuscita dello spettacolo è l’ironia utilizzata nell’affrontare argomenti che il più delle volte si preferisce tacere o mantenere in secondo piano, come quello di un corpo femminile che, con dispiacere, perde il vigore della giovinezza, o quello di una passionalità che il senso comune suggerisce di tenere a bada ma che ancora sopravvive irruenta. Ma proprio ogni volta che l’ironia raggiunge l’esito più esilarante, ci si apre sempre ad una profonda riflessione e allora il riso si scioglie in sorriso e lo spettatore è accompagnato dalla maestria della Maglietta nel portare avanti questa dialettica tra serio e faceto, fino alla fine della rappresentazione senza annoiarsi e mantenendo costante l’attenzione.
Bellissima, infine, la corrispondenza tra parole e musica che non solo spezza la continuità del lungo monologo, fungendo da piacevolissimo intermezzo, ma sottolinea perfettamente i momenti più salienti fino a diventare, a tratti, un vero e proprio simpaticissimo “botta e risposta”. Ne risulta uno spettacolo bellissimo, dal contenuto profondo, indagatore del passato e del presente senza però mai risultare vinto dalla nostalgia, dove non si può non apprezzare la bravura dei due unici artisti presenti sul palco che bastano da soli a riempire la scena.
Brigida Esposito


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