Un palco vuoto, sul cui fondo si intravede solo un trono bianco, fa da campo di battaglia per sei attori ed un’attrice. Tutto ha inizio dall’osservazione di chi si ha di fronte: un inquietante faccia a faccia con il proprio spettatore; poi, lentamente, si dà il via alla danza, meccanica, stilizzata e pian piano sempre più forsennata. Comincia la storia: un intreccio di corpi con fisicità ostentate contro l’unica esile figura femminile, che passa dall’essere oggetto di desiderio, a centro del comando, a compagna nella vittoria, a vittima nel delirio, ma resta lì, sempre, potente anche nella sconfitta. Un crescendo di emozioni in cui si finisce per l’essere trascinati dai ritmi e dalle musiche avvincenti e ben selezionate, che scandiscono i vari momenti. Il tradimento, la violenza, la sconfitta, il dolore, la follia, il potere, il trionfo, la vendetta, il desiderio, la più carnale fisicità: tutti vengono ben narrati e somministrati ad un pubblico attento. Ed ecco il momento del trionfo: il vincitore e la sua regina vengono osannati a suon di palloncini neri: su uno di essi, diverso dagli altri, si racchiude la finta benevolenza del popolo, di cui, finito il clamore della vittoria, non resta altro che un mucchio di sabbia!
Pochi gli elementi scenici, curati da Cristina Gasparrini: una testa d’orso, una corona, due scarpe con tacchi a spillo su cui abilmente si destreggia uno degli attori, prima che finiscano ai piedi della piccola, ma immensa interprete; quel tacco a spillo, che l’accompagnerà alternativamente in alto ed in basso, reggerà fino alla fine, per ritrovarsi lì dove tutto ebbe inizio.
Pochi suoni: superflue parole confuse in un inglese di ambientazione scespiriana; ma lo si può perdonare a chi ha già detto tanto con il proprio corpo.
Suggestivo e ben riuscito il disegno luci, realizzato da Marco Ghidelli; essenziali e funzionali i costumi di Alessandro Lai.
Abitare la battaglia (conseguenze del Macbeth), in scena alla Galleria Toledo nell’ambito del Napoli teatro festival Italia, drammaturgia di Elettra Capuano, movimenti scenici di Valia La Rocca, riecheggia a pieno la linea registica di Pierpaolo Sepe.
Tutti bravi gli attori, Federico Antonello, Marco Celli, Paolo Faroni, Noemi Francesca, Biagio Musella, Vincenzo Paolicelli, Alessandro Ienzi, che, nel raccogliere il meritato applauso da un pubblico soddisfatto, non celano una tenera emozione.
Giuliana Sepe


![CTF26_PALADINO_2560x500px[45]](https://campaniateatrofestival.it/wp-content/uploads/2026/05/CTF26_PALADINO_2560x500px45.png)

