SEZIONE SPORTOPERA
A CURA DI CLAUDIO DI PALMA E VESUVIOTEATRO
ORGANIZZAZIONE DORA DE MARTINO E GEPPI LIGUORO
COORDINAMENTO ROBERTA VERDILE, GIANNI ROSSIELLO, EMMANUELE ESPOSITO
SEGRETARI DI PRODUZIONE MATTEO DE LUCA, VALENTINA CEPOLLARO
MARKETING FRANCESCA LIGUORO
GRAFICA OPUSCOLO ELENA CEPOLLARO
SOCIAL MEDIA ROSA LO MONTE
FOTOGRAFIE ANNA ABET
IN COLLABORAZIONE CON ACCADEMIA BELLE ARTI DI NAPOLI
Ci piace immaginare lo sport come una sorta di variante tutta fisica dell’arte: proprio come l’arte, sperimentando continuamente la conoscenza del limite, esso
si occupa nel modo più estremo – anche se, forse, meno consapevole – delle scaturigini profonde dell’essere umano. SportOpera nasce come un osservatorio attivo in cui recuperare quest’originale relazione tra arte e sport. Propone e provoca esercizi di stile sulle connivenze tra lo sport e le varie declinazioni dell’arte.
Riesamina e rianima l’originario spirito ri-creativo dello sport profondamente falsato da quella scissione, verificatasi nel secondo ‘900, del teorico-intellettuale dalla totalizzante attività dei sensi che è il gioco. Una frattura culturale che ha progressivamente consegnato le emozioni e le passioni al sistema parassita del capitale. Durante SportOpera, il teatro, il cinema, la letteratura diventano installazioni narranti e l’attore, e l’atleta, ricercano radici e forme remote e comuni.
IL GIOCO SACRO
LIBERAMENTE TRATTO DA REPORTAGE SUL DIO DI PIER PAOLO PASOLINI
TESTO DI ALBERT OSTERMAIER
CON RICCARDO FESTA
MUSICHE ESEGUITE DAL VIVO FRANCESCO FORNI
REGIA RICCARDO FESTA
CORTILE DELLE CARROZZE DI PALAZZO REALE DI NAPOLI (accesso da piazza del Plebiscito)
1 LUGLIO 2025, ORE 21:00
DURATA 75 MINUTI
Pasolini amava il calcio. Suona contraddittorio. Quasi blasfemo. Addirittura implausibile. Come se la levatura intellettuale del Poeta, il portato etico della sua scrittura e quello politico di un’azione artistica mai disgiunta da quella civile, non potessero abbassarsi ad un piacere così triviale.
Eppure a Pasolini il calcio piaceva proprio tanto. Giocava partite interminabili con un agonismo insospettabile, che fossero squadre di ragazzetti di borgata o sfide tra colleghi e amici. Era tifoso del Bologna. Commentava con competenza formazioni e moduli tattici.
E, soprattutto, ne ragionava e ne scriveva. Immaginava storie e scenari, cercava intorno al fatto sportivo il suo episteme, la ragione di uno spazio che ne creasse i presupposti e gli esiti.
Lo colpiva la dimensione collettiva e rituale, la danza tribale delle domeniche tra bar, stadio e radiocronache, l’eterna predisposizione del maschio a dividersi in tribù, a creare affiliazioni inattese e alleanze improbabili. Coglieva del calcio la dimensione sacra, inscindibile dal gioco stesso, quella partecipazione collettiva che portava ad isterismi e passioni destinate solitamente al culto, una moderna religione, con santi e miracoli annessi. Impossibile da snobbare. Impossibile per Pier Paolo non calarsi nel gioco totalmente, con quella furia di vivere che lo ha sempre segnato.


![CTF25_2560x500-px[34]](https://campaniateatrofestival.it/wp-content/uploads/2025/03/CTF25_2560x500-px34.jpg)
![CTF25_1200x558-px[52]](https://campaniateatrofestival.it/wp-content/uploads/2025/03/CTF25_1200x558-px52.jpg)