ABRACADABRA – SEZIONE LETTERATURA
A CURA DI SILVIO PERRELLA
ORGANIZZAZIONE VESUVIOTEATRO
CON SILVIO RAFFO
GIARDINO ROMANTICO DI PALAZZO REALE (accesso da piazza del Plebiscito)
23 GIUGNO 2025, ORE 19:00
DURATA 1H E 30 MINUTI
Estroso, leggero, colorato il mondo di Silvio Raffo si muove saltellando. Traduttore d’eccezione, creatore di universi paralleli dell’immaginazione, Raffo è soprattutto un poeta che sa con esattezza millimetrica cosa sia un abracadabra. Sarà affidato al suo estro la possibilità di eseguirlo attraverso lo “specchio attento” da lui creato.
Non ho voluto mai cambiar la vita
Solo pensavo avesse un altro viso
Quando mi ha salutato le ho risposto
Quando mi ha fatto male le ho sorriso
(da Come in un romanzo, Edizione del Leone, 1992)
SILVIO RAFFO
Silvio Raffo della Porta, nato qualche lustro fa a Roma da nobile famiglia, varesino di adozione, docente liceale e universitario, poeta, traduttore dell’opera omnia di Emily Dickinson per Meridiano Mondadori e altre 3 case editrici (oltre che di altri 12 poeti angloamericani). Narratore finalista a un Premio Strega per il romanzo La voce della pietra, da cui è stato tratto il film omonimo con Emilia Clarke, dirige il centro culturale La Piccola Fenice attivo a Varese dal 1986. Ha collaborato con radio televisione svizzera, Rai5 e Rai educational per rubriche di poesia, oltre che con riviste italiane e straniere. Per la sua produzione poetica ha vinto i premi Cardarelli, Gozzano, Montale, Valdicomino, Lord Byron, Pontedilegno, Camajore. Porta sui palchi italiani da più di 30 anni lo spettacolo bilingue I’m nobody! Who are you? e ha fondato il Premio Morselli per romanzi inediti. È membro onorario della EDIS, Emily Dickinson International Society, e ha rappresentato nel 2024 l’Italia al convegno internazionale tenutosi ad Amherst. Il docufilm Aspirante Alieno diretto da Jolanda La Carrubba dedicato alla sua figura è stato acquistato da Minerva Pictures e la sua rubrica di poesia su YouTube Sylvius l’eco delle muse ha raggiunto 16 mila visualizzazioni.
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Abracadabra, cinque sillabe tutte cadenzate in a. Sembra che la sua origine venga dall’aramaico. E che significhi “io creo mentre parlo” o “quel che dico accade”.
Ma più che significare, la parola che ho scelto quest’anno per la nostra rassegna di poesia, suona e direi di più, balla. Nel suonare e nel ballare, i poeti e l’abracadabra sembrerebbero consustanziali.
Gioco malinconia sussurro rivolta arruffìo di sillabe, nei poeti è la lingua a creare spazio psichico e dunque geografia abitabile, tende nomadi da starci quel che serve per poi andare altrove, dilà.
Nello stare transitorio, nello sporgersi verso l’udito di un pubblico in continua mutazione, dire abracadabra significa letteralmente fare formula magica, alchimia di sillabe colorate, sfida alla paura che è sempre più ovunque e sempre più divora le nostre cellule percettive.
Silvio Perrella


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