DA WILLIAM SHAKESPEARE

TRADUZIONE, ADATTAMENTO E REGIA GINA MERULLA
CON MAMADOU DIOUME, FABRIZIO FERRARILORENZA SACCHETTOANDREA VELLOTTI MARCO CHIAPPINI
PRODUZIONE TEATRO HAMLET APS

TEATRO MERCADANTE
8 LUGLIO 2025, ORE 21:00
DURATA 1H

L’opera immortale di William Shakespeare oggi più che mai è in grado di raccontarci una discesa negli inferi, un percorso nell’ignoto dell’animo umano, un lento processo di avvicinamento dell’individuo alla mostruosità che è dentro di lui. La mia regia parte da questa riflessione esplorandone tutte le possibili declinazioni.

L’uomo ha inventato il concetto di “Mostro” per personificare la deformità, la malvagità, l’impulso atavico di distruzione ma anche per raccontare i meccanismi incomprensibili del pensiero umano che tendono ad essi. Allo stesso tempo l’uomo ha bisogno del “Mostro” per porre una distanza fra sé e l’inevitabile spietatezza della sua anima. L’essere umano ha bisogno di estirpare da sé e proiettare fuori quell’immagine spaventosa che è insostenibile da coniugare con il proprio io.
Se quindi in passato avevamo mostri leggendari, con fattezze umane o animali, sempre deformi, terrificanti, trasfigurati che ci aiutavano a separare i concetti e le immagini di bene e male oggi purtroppo dobbiamo fare i conti con la consapevolezza che questa dicotomia non esiste.

Oggi il mostro non ha un’immagine diversa dalla nostra e questo è insopportabilmente terrorizzante: i giornali sono pieni di “mostri” con visi ordinari, occhi calmi, sorrisi accoglienti; oggi i mostri non sono facili da distinguere perché appaiono “normali”. La deformità è nuovamente introiettata nell’individuo, al suo interno, lì dove è difficile essere vista.. come in realtà è sempre stato..

Anche se ci ripugna l’idea, la realtà è che basta davvero poco per far scattare il meccanismo della Mostruosità e la nostra realtà di essere umani gradualmente si distorce, si trasforma, si dilegua; non siamo piu’ capaci di comprendere il mondo, di leggerne i significati e di vivere al suo interno. Questo accade a Otello che è sì un “Mostro” ma non più di tutti noi.

Un ultimo aspetto su cui si soffermerà la mia regia è l’assenza, o meglio la negazione, del femminile.Desdemona sarà una silhouette, una voce, un’immagine, a volte persino un suono ma mai una donna, mai una persona. Questo perché tutto ciò che vedremo sulla scena è il risultato della percezione che Otello ha della realtà e lo spettatore non potrà fare un passo indietro cercando la realtà dei fatti perché la verità è che questa di per sé non esiste.