Ingiunzione a una bambina

TESTO DI MARCO GOBETTI
CON MARCO GOBETTI E CHIARA GALLIANO (RECITAZIONE, VIOLONCELLO, VOCE)
CO-DIREZIONE CHIARA GALLIANO E MARCO GOBETTI
CON LA COLLABORAZIONE DI ANNA DELFINA ARCOSTANZO, DIEGO COSCIA E BEPPE TURLETTI
CURA TECNICA ALESSANDRO BIGATTI
PRODUZIONE LO STAGNO DI GOETHE – ETS
CON IL SUPPORTO DI UNIONE CULTURALE FRANCO ANTONICELLI (PROD. 2024)

TEATRO TRIANON VIVIANI
23 GIUGNO 2025, ORE 21:00
DURATA 1H E 15 MINUTI

Un uomo parla a una bambina: le promette prodigi meravigliosi; ma lei non può rispondere e i prodigi si riveleranno terribili. Una fiaba cruda che si fa satira feroce e spinge a riflettere su situazioni attuali: la strategia della menzogna imperante, i genocidi subiti usati come carta di credito per commetterne altri, l’industria della violenza e le guerre sistematiche che riducono interi popoli a carne da macello, mero fattore di un calcolo economico e geostrategico.

Lo spettacolo NETAMIAU PERCHÉ SEI MORTA – Ingiunzione a una bambina vuole essere un gesto politico, che usa la poesia per sollecitare un “pensare largo”, motore imprescindibile di azioni consapevoli e di un vigoroso moto vitale: «occorre riflettere lucidamente sul passato e sul presente per provare a costruire un futuro migliore per tutte/i», sottolinea Marco Gobetti e aggiunge: «la terra è rotonda e tutto torna a tutti. E prima o poi a tutti tocca la sorte, la buona e la brutta».

L’allegoria di NETAMIAU PERCHÉ SEI MORTA – Ingiunzione a una bambina evoca il genocidio ora palese nella striscia di Gaza e in Cisgiordania, ma lo lega a doppia mandata al genocidio progressivo (apartheid, distruzione dell’economia e dei servizi, razionamento di cibo, acqua ed energia, incarcerazioni arbitrarie e illegali, deportazioni, “piombi fusi”, “margini protettivi” e altri massacri massivi di civili) perpetrato da Israele in Palestina già nei settanta anni che hanno preceduto il 7 ottobre 2023; oltre ad evocare i meccanismi di ogni altro genocidio, commesso o scongiurabile in futuro, nella storia umana.

La compagnia, tramite il programma di sala, accompagna ogni replica con l’invito a sostenere Gazzella onlus, un’associazione che si occupa di assistenza, cura e riabilitazione dei bambini palestinesi feriti da armi da guerra e che sta distribuendo pasti caldi alla popolazione di Gaza sopravvissuta al genocidio in atto; il programma di sala reca questo pensiero di Anna Delfina Arcostanzo (antropologa, attrice e formatrice, che con Beppe Turletti e Diego Coscia ha collaborato alla messa in scena): «Sarà ora di dirlo: il genocidio dei Palestinesi non sarebbe stato possibile senza di Noi. Esso è il volto vero dei valori Occidentali (la sacralità dell’economia, la durata della vita biologica, la sacrificabilità di chi ha meno potere, il rispetto per i potenti), valori per i quali ci battiamo strenuamente, obbedendo a qualsiasi ordine. Valori in nome dei quali siamo disposti a sacrificare tanto, anche tutto, che ci rassicurano e che difendiamo contro ogni attacco, soprattutto quello della nostra coscienza. Dove siamo finiti, Primo? Chi sono questi automi che ti sono nati? Questi cani da guerra e da silenzio?»