Prima dell’esecuzione di Giordano Bruno
ATTO UNICO DI STEFANO REALI
CON GIUSEPPE ZENO (GIORDANO BRUNO), STEFANO MESSINA (ROBERTO BELLARMINO) E GIULIA RICCIARDI (SORELLA ELIDE)
PRODUZIONE L’ISOLA TROVATA
TEATRO TRIANON VIVIANI
17 GIUGNO 2025, ORE 21:00
DURATA 1H E 30 MINUTI
Brillante, drammatico, feroce, a tratti persino comico, lo spettacolo mette in scena l’ultimo, potente grido d’indignazione del Nolano contro ogni forma di censura al libero pensiero. Di fronte al cardinale Roberto Bellarmino, prende vita un feroce scontro sull’idea stessa di libertà: un duello verbale in cui non è sempre chiaro chi sia davvero libero — l’Inquisitore del Vaticano o il filosofo eretico — e chi, invece, sia prigioniero della propria immagine, disposto perfino a morire pur di diventare un’icona immortale del Pensiero.
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17 febbraio 1600. Roma.
Nel carcere romano di Tor di Nona, dove sta per essere prelevato il filosofo Giordano Bruno, diretto al rogo per lui allestito in piazza Campo dei Fiori.
Ma è presto, per un’esecuzione prevista all’alba.
È ancora notte fonda, quando si presenta un ignoto visitatore incappucciato. Bruno scopre che si tratta del cardinale Roberto Bellarmino, suo accanito persecutore, che ha deciso di dargli un’ultima chance: se sarà disposto ad abiurare ad almeno otto delle tredici tesi di eresia di cui è stato riconosciuto colpevole, il Nolano avrà salva la vita.
Avrò l’ergastolo, ma almeno non sarà bruciato vivo.
Bellarmino cerca di fare capire a Bruno, per il quale ha una profonda stima intellettuale, che una sua abiura potrebbe fare del bene sia a lui, perché gli eviterebbe di andare arrosto, sia al Vaticano, che ne guadagnerebbe enormemente in immagine. Se l’eretico impenitente più famoso d’Europa fosse disposto a ritrattare le sue tesi, la notizia farebbe il giro del mondo.
Bruno lo sa, l’ha sempre saputo, e così riapre la trattativa con il cardinale: vuole sapere che vantaggi potrà averne, oltre che la vita salva. E ad ogni concessione del cardinale, il filosofo alza sempre di più l’asticella dei suoi desiderata, come contropartita. Intuendo quanto sia importante per il cardinale uscire da lì con un successo, Bruno tira la corda fino all’inverosimile.
Il dialogo si trasforma pian piano in uno scontro totale tra un teologo, onesto servitore del papato, e un grande filosofo mordace, caustico, provocatorio, coltissimo, che ha il difetto di non voler aderire alla narrazione mainstream che il Sant’Uffizio pretende, da lui come da chiunque altro.
Per il Vaticano, la Pluralità dei Mondi, la teoria Copernicana, il rifiuto dei Dogmi, e tutto quello in cui crede Bruno sono solo delle fake news.
Falsità da silenziare. Vanno fermate, altrimenti potrebbero creare tumulti tra il popolo. E del resto, se la maggioranza assoluta dei filosofi e degli scienziati sostiene le teorie aristoteliche, con quale arroganza Bruno può pensare di avere ragione lui, e torto tutti gli altri?
I suoi libri, il suo pensiero, le sue informazioni dovranno essere eliminati, per il pericolo che possano “indurre” altri a pensare in modo libero. Bellarmino non vuole la sua morte. Vuole solo che Bruno se ne stia zitto. Nell’intimità di dialogo a cui sono arrivati, dopo sette anni di detenzione e di interrogatori, dopo che si sono rivelate inutili anche le torture, Bellarmino cede alle richieste del filosofo e arriva a promettergli un’altra identità, dei soldi, e ospitalità a vita in un contado sul lago di Bracciano.
Bruno rifiuta. E così Bellarmino abbassa ancora le sue pretese, in un momento di debolezza arriva addirittura a proporre a Bruno di fuggire. Simulerà di poter proteggere la sua fuga. Accetterà di vederlo scomparire, in cambio della promessa del suo futuro silenzio.
Bruno ci pensa, ma non può accettare. Ad un ostinato trasgressore come lui, accusato di avere vissuto nel peccato e nella blasfemia con il proposito di spegnere il suo pensiero libero, l’immolazione sul rogo gli darà un’Immortalità che i suoi libri, da soli, forse non gli avrebbero mai dato. Sarebbe uno sciocco, a ritrattare, vista la patente di Martire del Pensiero che il suo sacrificio gli conferirà per i secoli a venire.
Bellarmino ne è consapevole: sa che il rogo di Bruno, paradossalmente, sarà il più grande dispetto possibile al Vaticano.
Il duello verbale tra i due è intervallato da delle sporadiche e misteriose apparizioni di una suora vestita di scuro, Sorella Elide, che sapeva di avere un appuntamento con Bruno, e reclama la puntualità.
L’ora dell’alba si avvicina, e nell’incalzare dello scontro, i due passano ai colpi bassi, alle offese personali, alle minacce: Bellarmino è costretto a ricordare a Bruno che la procedura pontificia, per un eretico impenitente e pervicace, prescrive l’obbligatorietà di bruciarlo da vivo, invece di strangolarlo prima del rogo, come è prassi negli altri casi.
Bruno esita, ma non si arrende. Si accorge che Bellarmino prende malissimo la sua resistenza caparbia. Forse il cardinale si era già “venduto” l’abiura in extremis di Bruno, con i piani alti del Vaticano.
Bruno ci sta male, per lui. In un momento in cui i ruoli sembrano rovesciarsi, cerca di fargli capire che anche Bellarmino rischia di passare alla Storia, ma per qualcosa che non è esattamente quello che lui si aspettava: uno spietato persecutore degli intelletti più alti, invece del raffinato teologo e filosofo che lui pretenderebbe di essere. Ora è il Nolano, a sembrare un Inquisitore, a fargli domande, a scavargli dentro, ed estorcergli le sue contraddizioni, le sue delusioni, per non parlare delle mortificazioni, che un intelletto alto come lui deve quotidianamente inghiottire, per servire il Potere Temporale.
Inaspettatamente, Bellarmino crolla, si confessa, si apre, e rivela forse anche a se stesso tutti i suoi mille dubbi. Sa di non essere libero.
Ma è comunque un soldato. Il suo lavoro è quello di fare sì che la Chiesa non ceda di fronte ai suoi nemici, eretici e non.
Bruno lo conforta, lo consola, e gli pronostica un luminoso avvenire. Ma per quanto lo riguarda, non è disposto a recedere. La sua abiura non sarà un successo di cui il cardinale potrà fregiarsi.
E così, per come sono messe le cose, Bellarmino è costretto dolorosamente a prendere atto, della situazione, e a passare ai fatti. Con dolore, perché durante gli anni in cui si sono scontrati ha imparato non solo a stimare, ma anche a volere bene a quel filosofo eretico. Così come gli vuole bene Sorella Elide. La suora non è chi dice di essere, ed interverrà più volte nel lungo conflitto tra i due.
Ma alla fine, anche lei si coprirà il capo con il suo cappuccio nero. È l’alba.
È arrivata l’ora, per Giordano Bruno.


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