DI ENZO MOSCATO
ADATTAMENTO E REGIA GIUSEPPE AFFINITO
CON CRISTINA DONADIO, NANDO PAONE, GIUSEPPE AFFINITO E IL PICCOLO LEONARDO GRIMACCIA
SCENE SARA PALMIERI
DISEGNO LUCI SIMONE PICARDI
DRAMMATURGIA MUSICALE CHIARA MALLOZZI
COSTUMI DARIO BIANCULLO
TRUCCO VINCENZO CUCCHIARA
PARRUCCO SARA CARBONE
ASSISTENTE LUDOVICA PAGANO
MOVIMENTI DI SCENA LUNA CENERE
ASSISTENTI ALLA REGIA ANTONIO TURCO LUCIANO DELL’AGLIO
FOTO FABIO CALVETTI
ORGANIZZAZIONE CLAUDIO AFFINITO
PRODUZIONE COMPAGNIA ENZO MOSCATO/CASA DEL CONTEMPORANEO

SALA ASSOLI
14 GIUGNO 2025, ORE 21:00
DURATA 75 MINUTI

Tre anni dopo un primo esperimento di messinscena, al quarantesimo anniversario della vittoria del Premio Riccione, torniamo a confrontarci con questa possente opera della drammaturgia di Moscato. Pièce Noire è un testo complesso, stratificato, barocco, pregno di una lingua sulfurea, sanguinolenta, che può stordire, infettare, deviare. Con questo nuovo adattamento/riduzione, ho voluto provare a estirpare ed isolare, dal pittoresco affresco drammaturgico (la cui possibilità di rappresentazione integrale racchiude un’intrinseca e strutturale difficoltà produttiva), quello che ritengo essere il vero cuore drammatico della vicenda: l’ossessione della Creazione, l’illusione della Perfezione, una certa morbosità psicotica sul rapporto tra bene e male, tra materia e spirito, tra luce e ombra, tra purezza e pulsioni. Per farlo, abbiamo scelto di focalizzarci sui solo quattro dei quattordici personaggi che compongono l’interezza dell’opera. Quattro punti cardinali che custodiscono la concentrazione massima del ‘noir’, della revérie conturbante, della torbida follia di cui è intriso questo testo. La Signora, ex prostituta, proprietaria di locali notturni nonché moderna e criminale Frankenstein, che insegue con ogni spudorato mezzo l’ossessione del sublime. Desiderio, il soggetto-oggetto del sogno malato della Signora, uccello-angelo in gabbia, inconsapevole vittima che dovrà scoprire il mondo. Giggino, l’impresario della Signora, complice di un terribile “sodalizio” finalizzato al traffico di bambini da sottoporre come cavie della creazione. Il bambino, cesura fantasmatica tra passato e futuro, tra sogno e delitto, simbolo dei simboli, candore e rimozione, un elemento che ora mi appare urgentissimo e che non è mai stato presente nelle precedenti versioni di questo spettacolo. Questa nuova versione di Pièce Noire è, dunque, una sorta di “zoom” sull’oscura fatalità di quattro drammatiche traiettorie esistenziali.

Giuseppe Affinito

Nel barocco labirinto dei Quartieri Spagnoli, un sogno – indecifrabile e utopico come la materia stessa degli angeli – degradato e babelico come il ritmo, la lingua della città di Napoli: Bangkok più che Partenope, Bisanzio o Giacarta più che Althénopis o Neapolis, spezzato mito delle Sirene. Questo sogno, intriso di colpa e di inquietudine, come tutto ciò che è scuro ed elusivo, è quello della Signora che, dapprima, frigida ostinata “segnorina” precipitata al Sud nel disordine della guerra, poi proprietaria dei più chic e rinomati locali notturni del Lungomare, alleva, istruisce ed “espone” – all’ammirazione e alla passione altrui – alcuni ermafroditi (forse pescati, un tempo, nel torbido mercato dei bambini…), da cui esige gratitudine e castità totali, la sua meta interiore essendo la costruzione (o la manipolazione?) di creature perfette, volte al sublime. Di Angeli, appunto. Giggino, il suo impresario, il suo complice macellaio, la assiste e la segue da lontano, alla ricerca di nuovi corpi da costruire. Uno solo, le rimane, ancora puro, ancora immacolato: Desiderio, la sua creatura perfetta. Ma dopo venti anni di sapiente costruzione, anche Desiderio ora è pronto. L’Angelo deve debuttare. L’Opera è compiuta.

Enzo Moscato