DI CHRISTIANE JATAHY
BASATO SU LA SIGNORINA JULIE DI AUGUST STRINDBERG
IDEAZIONE, REGIA E ADATTAMENTO CHRISTIANE JATAHY
CON JULIA BERNAT E RODRIGO ODÊ
SCENOGRAFIA CHRISTIANE JATAHY E MARCELO LIPIANI
DIREZIONE SCENOGRAFICA MARCELO LIPIANI
FOTOGRAFIA E RIPRESE DAVID PACHECO
CAMERA LIVE PAULO CAMACHO
DISEGNO LUCI RENATO MACHADO E DAVID PACHECO
COSTUMI ANGELE FRÓS
COLONNA SONORA RODRIGO MARÇAL
TRAINING CORPOREO DANI LIMA
VIDEO JULIO PARENTE
OPERATORE VIDEO FRANCESCA BERSELLI
TECNICO LUCI E SUONO LEANDRO BARRETO
DIREZIONE DI SCENA THIAGO KATONA
MOVIE CAST TATIANA TIBURCIO
PRODUZIONE E GESTIONE TOURNÉE CLAUDIA MARQUES E HENRIQUE MARIANO
LA TOURNÉE È SUPPORTATA DAL CENTQUATRE ON THE ROAD
VINCITORE DEL PREMIO SHELL PER LA MIGLIOR REGIA NEL 2012

TEATRO POLITEAMA
12,13 LUGLIO 2025

Con Julia inizia una nuova trilogia, che parte da testi classici per la costruzione drammaturgica e indaga l’integrazione tra teatro e cinema sulla scena. Nei lavori precedenti, il punto di partenza artistico è stato quello di trasformare un materiale tratto dalla realtà in finzione. A partire da Julia, la sfida è quella di “introiettare” la “realtà” in una finzione preesistente; in questo caso, il testo de La signorina Julie di August Strindberg.
In Julia, il teatro è integrato dal vivo e le strutture cinematografiche sono esposte. Attraverso riprese pre-registrate e filmati in diretta, il film viene costruito ogni giorno in presenza del pubblico. Gli attori girano un film e, allo stesso tempo, interpretano i personaggi della finzione. La scenografia è composta da schermi divisi che si muovono durante l’azione, rivelando parti di una camera da letto e di una cucina, set per le riprese dal vivo. I proiettori seguono il movimento degli schermi, creando un film in movimento. All’inizio dello spettacolo, alcune scene vengono girate e proiettate simultaneamente e sono visibili attraverso le fessure dei pannelli da diverse angolazioni del pubblico. Man mano che l’azione procede, i pannelli si aprono, rivelando ciò che si trovava dietro gli schermi, in una diretta analogia con ciò che accade ai personaggi/attori stessi.
Questo è il primo lavoro che integra la proiezione video e la telecamera sulla scena. La proiezione video e la presenza del cameraman sono profondamente legate alla costruzione drammaturgica. Ci sono scene pre-registrate, girate in luoghi reali, e riprese realizzate in tempo reale. Il film viene montato in tempo reale e, come in un set cinematografico, a volte viene interrotto e rifatto in più riprese, sia attraverso i comandi di “azione” e “stop” del cameraman, sia nella relazione tra gli attori, che, esasperandosi, rompono la “finzione”, generando nuovi livelli di interpretazione. Così come esistono “fratture” nella recitazione e nello spazio scenico, anche lo schermo cinematografico è diviso: a volte forma un grande schermo in formato 16:9, altre volte due schermi 4:3, con proiezioni video diverse e simultanee. I vari livelli – spazio, recitazione, la fusione tra teatro e cinema – si sovrappongono e convergono nella creazione di una terza e unica zona, che svela le strutture della scena, del cinema e anche degli attori/personaggi.
Per questo lavoro è stato necessario trovare una recitazione che si adattasse contemporaneamente a entrambi i media, senza perdere né la misura rivelata dagli approcci della telecamera né le esplosioni emotive che “rompono” lo schermo e inondano il teatro. Il tempo reale della scena, le parti dei corpi in movimento che si insinuano attraverso le fessure della scenografia, unite al grande schermo cinematografico che mostra i dettagli, creano una realtà viscerale che si allinea con il concetto di montaggio, trasformando in immagine e azione il contenuto della pièce, che porta il conflitto nel Brasile di oggi. Se Strindberg metteva sotto una lente d’ingrandimento la relazione tra due esseri così diversi e vicini nel XIX secolo, qui, attraverso la telecamera, la presenza permanente e il testimone costruiscono insieme al pubblico gli eventi scenici e filmici.